Lontra -inquadramento della specie con l'uomo
Introduzione; Inquadramento della specie; Interazione della specie con l'uomo; Interazione della specie con altre specie; IL caso del parco del Ticino; Conclusioni; bibliografia
Interazione della specie con l'uomo
La caccia alla lontra
La lontra è stata vittima del fuoco incrociato di cacciatori di pellicce
e di pescatori: i primi le tendevano le insidie più raffinate per rivenderne
la pregiatissima pelle, i secondi elargivano dei premi a chi uccideva l’animale
ritenuto deleterio per l’attività di pesca: si riteneva infatti
che la lontra cacciasse i pesci non solo per nutrirsi ma anche per “sport”
azzannando la preda al solo fine di ucciderla, depauperando quindi il patrimonio
ittico cui attengono i pescatori.
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L’enciclopedia agraria italiana pubblicata dal ramo editoriale degli
agricoltori riporta:
“…è considerata nociva per gli allevamenti ittici e di selvaggina
in genere”, e aggiunge: “Non si può parlare di vera e propria
caccia alla lontra in Italia. La caccia a questo mammifero è stata invece
sempre praticata in Inghilterra, usando cani addestrati. In Italia, anche quando
le lontre erano abbastanza numerose sui laghi e lungo i corsi d’acqua,
l’uccisione di qualcuna con il fucile era pur sempre casuale. La lontra
veniva (raramente viene tuttora) catturata per proteggere la piscicoltura e
per utilizzare la pelliccia usando trappole a scatto poste, senza esca, all’uscita
delle tane o sui piccoli sentieri (scenditoi) battuti dall’animale lungo
il corso o lo specchio d’acqua nel quale ha scelto dimora.
Le lontre occasionalmente incappano nelle reti da pesca e in alcuni casi sono
uccise con i forcini dei pescatori”.
La caccia alla lontra è proibita in quasi tutta l’Europa, è
regolamentata, nella CSI, e permessa durante la stagione invernale in Albania.
Normative
L’abrogato T.U. n. 1016 del 5/6/1939 sulla caccia comprendeva Lutra lutra
nell’elenco degli animali “nocivi”. Una prima disposizione
di protezione nei confronti della lontra fu emanata con il D.M. del 4/5/1971
con il quale la si escludeva dall’elenco degli animali nocivi. Solo con
l’entrata in vigore della L. 27/12/1977 n. 968 è stato sancito
lo stato di protezione nei confronti di questa specie, confermato dalla L. n.
157 dell’11/2/1992 che la colloca tra le specie della fauna selvatica
omeoterma oggetto di tutela (art. 2, c. 1, lett.). È rigorosamente protetta
dalla Convenzione di Berna del 19/9/79 (relativa alla conservazione della vita
selvatica e dell’ambiente naturale in Europa) recepita in Italia con la
L. 5/8/1981, n. 503, in vigore dall’ 1/6/1982. Inoltre il commercio internazionale
è rigidamente regolamentato dal D.M. 31/12/1983 poiché questa
specie è compresa nell’Appendice I (elenco di specie minacciate
di estinzione) dalla Convenzione di Washington.
A livello di Unione Europea la direttiva 97/62/CE del 27 ottobre 1997 (adeguamento
al progresso tecnico scientifico della direttiva 92/43/CEE relativo alla conservazione
degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche
recepita dal D.p.R. dell’8/9/1997) colloca la lontra nell’elenco
delle specie animali e vegetali d’interesse comunitario la cui conservazione
richiede la designazione di zone speciali di conservazione.
Nel 1997 il Wwf Italia ha redatto la lista rossa dei vertebrati italiani in
via di estinzione.
In questa lista delle specie a priorità di conservazione, che comprende
338 specie (il 68% di tutti i vertebrati viventi in Italia), compare la lontra.
La lista, compilata seguendo i criteri dell'Unione Internazionale per la Conservazione
della Natura (I.U.N.C.), riporta in modo schematico un sunto dello stato della
specie, alcuni parametri indicatori che possono fornire una conoscenza dell’andamento,
indici di rischio, normative vincolanti la caccia, il commercio, la salvaguardia
e suggerimenti d’intervento per migliorare la situazione.
La lontra viene posta nella categoria delle specie in pericolo in modo critico
(critically endagered) cioè il taxon è di fronte ad un altissimo
rischio di estinzione in natura in tempo immediato. Secondo i criteri I.U.N.C.
’94 la specie è considerata di classe V (vulnerabile), il numero
di individui in Italia è stimato sulle cento unità, la percentuale
areale di distribuzione tra Italia ed Europa è minore del 5% (questo
vuol dire che meno del 5% delle lontre europee vive in Italia), il trend è
incognito. Gli interventi di conservazione in atto o proposti sono: il monitoraggio,
l’aumento delle aree protette ritenute idonee alla presenza della specie,
la conservazione degli ambienti fluviali, gli studi di fattibilità per
reintroduzioni locali, il mantenimento e ripristino delle ittocenosi autoctone
e il controllo dell’inquinamento fluviale.
Chi è più interessato alla lontra e perché
In passato le categorie più interessate a questa specie erano i cacciatori
ed i pescatori, ma ai fini di distruggerla.
In tempi più recenti sul Carnivoro si sono concentrate le attenzioni
di molti studiosi: ecologi, biologi, naturalisti, ambientalisti. Salvaguardare
la lontra ha implicazioni molto profonde: significa salvaguardare un habitat
molto esteso perché la densità di una popolazione di lontre è
molto bassa. Tuttavia l’habitat il più delle volte è proprio
quello più segnato dalla traccia antropica: le zone umide di pianura.
Per le sue caratteristiche di sensibilità ai fattori di perturbazione
ambientale, in particolare a degradi estesi dell’habitat, la presenza
o meno della lontra in un ecosistema può essere un valido indicatore
ecologico di qualità. Si auspica che in futuro potranno essere gli enti
locali, impegnati sempre di più a certificare la propria qualità
ambientale, ad indirizzare il loro interesse nei confronti della salvaguardia
della lontra, che implica la salvaguardia del territorio.